Dovendo ripensare la politica, mi pongo alcuni interrogativi.
Perché dal Governo Renzi in poi si sono difese TAV, TAP, devastazioni con il trivellamento della Basilicata e distruzione della sua economia agricola (le viti fanno uve amare!), senza battere ciglio? Perché, visto che piove tanto, non si fanno cisterne (Costantinopoli con le sue cisterne resistette a lungo ai Turchi, fino al tradimento dei Genovesi); perché non si trasforma l'ex ILVA in produzione dell'idrogeno da solare (abbiamo già varato la prima nave ad idrogeno); perché non si utilizza il progetto di solare da specchi, per i quali abbiamo speso invano, visto che da pionieri siamo ora disinteressati a vantaggio della California; perché non si fanno impianti di desalinizzazione dell'acqa marina, come ha fatto Tel Aviv, che ora produce acqua ad un costo inferiore a quello di 1 bottiglia di acqua minerale? Qualcuno penserà in forma innovativa per il futuro?
Mentre l'Europa, complice il nostro Governo e i nostri ministri per l'agricoltura, si appresta a dare attuazione alla sciagurata 'mano libera' alle grandi imprese nello sfruttamento dissennato del territorio e dell'agricoltura, mi sovviene il dolore del nostro grande poeta, per l'abbattimento di 1 quercia:
LA QUERCIA CADUTA di Giovanni Pascoli
Dov’era l’ombra, or se la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: “Or vedo: era pur grande!”
Pendono qua e là dalla corona
i nidietti della primavera.
Dice la gente: “Or vedo: era pur buona!”
Ognuno loda, ognuno taglia. A sera
ognuno col suo grave fascio va.
Nell’aria, un pianto… d’una capinera
che cerca il nido che non troverà.
PURTROPPO, NON CI SARANNO PIU' NE' NIDI N' CAPINERE!
L’Evangelo del Giorno
2ª Domenica del Tempo Ordinario
“In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.“ (Giovanni 1,35-42).
La Parola, in questi giorni, ci ha raccontato le molte chiamate dei discepoli di Gesù. E in questa domenica scopriamo una chiamata un po’ particolare, meditando L’Evangelo di Giovanni. Andrea, discepolo del Battista, dopo aver udito le sue parole, insieme a Simone suo fratello, seguono Gesù.
La chiamata di Pietro e Andrea è favorita dall’annuncio del Battista. Assistiamo ad un invito a proseguire la missione di conversione. Ed è Gesù stesso ad interrogarli. Sembra che voglia accertarsi delle loro convinzioni e dei loro valori.
Ci sono varie espressioni che ci indicano il senso della sequela e della missione Gesù.
Gesù chiede ai due discepoli: “che cercate?” É una domanda tagliente che ha molti significati. Ed è una domanda che vale anche per noi, oggi. Che cosa cerchiamo nel seguire Gesù? Qual è la nostra fede nel Signore?
Alla domanda di Gesù segue l’interrogativo di Andrea e Simon Pietro: “Dove rimani?” La questione di fondo nella nostra fede è quella di capire dove e come testimoniarla. Che abito diamo alla nostra fede? Che cosa resta della nostra fede?
“Venite e vedrete!” Gesù invita Andrea e Simon Pietro a seguirlo, da subito. Il “vedrete”, verbo al futuro, ci indica che c’è strada da fare. Non si capisce tutto subito. Pensando a noi: quanto riduciamo la fede a schemi, a perimetri, a geometrie?
Andrea poi accompagna suo fratello Simone da Gesù indicandolo come il Messia. È molto significativa l’espressione evangelica: “fissando lo sguardo” su Simone figlio di Giovanni, Gesù cambia il suo nome: ti chiamerai Pietro. Sarebbe interessante immaginare questo incontro con una traduzione in aramaico.
Per noi oggi cambiare nome significa dare una svolta alla nostra vita. Lasciare quello che abbiamo abitato fino ad oggi per abitare in una casa di pietra, di roccia.
pino il biondino
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